Precario Stabile

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Articolo sulla stabilizzazione dei precari

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atipici e atipiche in rete
Atipici, la stabilità professionale arriva a 38 anni
Secondo Isfol-Cnel diminuisce la percentuale di contratti a termine trasformati in fissi

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Written by Marco "DigiReale" Costanzo

settembre 30, 2006 at 12:43 pm

STOP PRECARIETA’ ORA

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Contributo arrivato via email

Noi, donne e uomini che in questi anni hanno lottato contro il liberismo e

la guerra, per un altro mondo possibile, vogliamo impegnarci a suscitare e

organizzare un grande movimento contro la precarieta’.

La precarieta’ del lavoro e delle condizioni di vita segna oggi donne e

uomini, occupati e disoccupati, nativi e migranti.

Le donne sono le più colpite dai processi di precarizzazione del lavoro,

dallo sgretolamento e dalla privatizzazione dei sistemi pubblici di servizio

alla persona. La lotta contro la precarieta’ e’ parte della lotta per

l’autodeterminazione.

La condizione migrante concentra su di se’ tutti gli aspetti della vita

precaria, per le lavoratrici, per i lavoratori e per le loro famiglie. La

lotta per la parita’ dei diritti per i migranti, per la fine della

persecuzione nei loro confronti, per la chiusura dei Cpt, per la fine della

schiavitu’ dovuta al vincolo del permesso di soggiorno legato al posto di

lavoro, fanno parte della lotta contro la precarieta’ e di quella per i

diritti universali di cittadinanza.

La lotta contro la precarieta’ oggi si svolge in tutto il mondo, dalla

Francia agli Stati Uniti, al Nord come al Sud, e percorre la societa’, la

cultura, la politica con conflitti sempre piu’ diffusi ed estesi.

In Italia e’ giunto il momento di rivendicare un cambiamento radicale di

tutta la legislazione che in questi anni ha precarizzato il lavoro e la vita

sociale. Si devono estendere conflitti e movimenti nella societa’ per

conquistare il diritto a condizioni di vita dignitose, per la liberta’ di

decidere per se’ e per il proprio avvenire.

Per queste ragioni proponiamo come primi terreni e obiettivi comuni di

mobilitazione, i seguenti punti:

1. L’abrogazione delle tre leggi simbolo della politica per la precarieta’

del governo delle destre, la Legge 30, la legge Bossi-Fini sui migranti, le

leggi Moratti sulla scuola e l’universita’ e di tutte le disposizioni e

decreti ad esse collegati.

2. La fine del regime della precarieta’ a vita che oggi tocca milioni di

lavoratrici e lavoratori. La riscrittura di tutta la legislazione sul lavoro

e sull’occupazione, per mettere fine a tutte le forme di precarieta’

permanente e diffusa, per combattere il lavoro nero e sottopagato, per

contrastare la caduta dei salari, la flessibilita’ selvaggia negli orari, il

peggioramento delle condizioni di lavoro.

Per questo bisogna mettere in discussione anche la Legge 196 del 1997 e

procedere alla riscrittura del Codice Civile. Il lavoro a termine deve

tornare ad essere solo un eccezione e dovra’ in ogni caso garantire salari e

contributi piu’ alti del lavoro a tempo indeterminato.

Lo sblocco delle assunzioni nelle pubbliche amministrazioni e l’assunzione a

tempo indeterminato, con contratto di lavoro pubblico, dei precari che lavorano

nei servizi pubblici, nelle pubbliche amministrazioni, nella scuola, nella

sanita’, nelle universita’ e negli enti di ricerca.

Senza un lavoro stabile non vi puo’ essere un servizio pubblico adeguato che

garantisca a tutti i diritti di cittadinanza.

Nuove norme contro le imprese pubbliche e private, che si “smontano”

(tramite appalti, trasferimenti di ramo d’azienda, esternalizzazioni) con il

solo scopo di ridurre diritti e salari.

Occorre affermare il principio di responsabilita’ della impresa su tutta la

filiera del lavoro e riassorbire all’interno delle strutture pubbliche il

lavoro esternalizzato che garantisce diritti tutelati dalla Costituzione. Va

garantita la centralita’ del pubblico nel collocamento dei lavoratori.

3. La redistribuzione delle ricchezza, per aumentare le retribuzioni e per

conquistare la garanzia del reddito e della contribuzione pensionistica in

ogni periodo della vita, anche attraverso il ripristino di una pensione

pubblica adeguata e sufficiente. La lotta contro la precarieta’ nel lavoro e

nella vita delle persone (e, in primo luogo, delle giovani e dei giovani),

impone la necessita’ di estendere e qualificare la tutela dei diritti

sociali per tutte e tutti, nativi e migranti – a partire dal diritto alla

casa, alla sanita’, all’istruzione -, e di introdurre forme universali di

garanzia del reddito, sia attraverso trasferimenti monetari che con servizi

gratuiti (in particolare scuola, salute, trasporti, cultura).

4. L’estensione a tutti i lavoratori dei diritti sindacali, del diritto ad

essere reintegrati nel posto di lavoro a seguito di licenziamento senza

giusta causa, del diritto di sciopero, della diritto alla rappresentanza

sindacale. L’estensione dei diritti di democrazia, di decisione e di

partecipazione, a tutti gli aspetti e momenti della vita sociale e

lavorativa delle persone, a partire da una legge che garantisca una piena e

reale democrazia nei luoghi di lavoro.

5. La messa in discussione delle politiche liberiste a livello europeo. In

particolare occorre cancellare la direttiva Bolkestein e quella sugli orari

di lavoro e contrastare alla radice ogni tentativo di mercificazione dei

beni comuni, di privatizzazione dei servizi pubblici, di concorrenza al

ribasso tra aree e paesi sui diritti sociali e del lavoro.

Proponiamo questi punti all’iniziativa, al confronto, alla discussione di

tutte le forze sociali, politiche e culturali e ci diamo appuntamento per

sabato 8 luglio a Roma, per una grande assemblea che sviluppi e

approfondisca i contenuti di una piattaforma di lotta contro la precarietà.

Questa assemblea avvierà un percorso di mobilitazione che sfocerà tra la

fine di ottobre e i primi di novembre in una grande manifestazione nazionale

a Roma.

prime adesioni…

Per saperne di più.
Scriveteci a precariostabile@miglioramento.com

Written by precariostabile

giugno 25, 2006 at 12:54 pm

Gli insegnanti e gli stipendi da fame

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Contributo di liborio butera

Gli insegnanti, fra tutte le categorie di dipendenti statali, sono
fra i meno pagati: in una graduatoria stilata dalla Ragioneria dello
Stato risulta che al primo posto ci sono i dipendenti del ministero
della Salute, con circa 49.726 euro l’anno (non sono conteggiati gli
stipendi dei medici), all’ultimo posto si collocano i dipendenti dei
Beni Culturali (custodi), che registrano una retribuzione di 35.557
euro annue. I maestri, gli insegnanti e i professori pagati dal
ministero dell’Istruzione, si piazzano solo al penultimo gradino
(tredicesimo posto) con una retribuzione di appena 36.000 euro lorde
annue. Da tale dato si evince l’importanza che la nostra classe
dirigente attribuisce alla professione dell’insegnante che invece ha
un’importanza fondamentale per l’istruzione e la formazione delle
future generazioni. A tale dato negativo si aggiunge anche la diffusa
precarietà di questa professione con il risultato che l’insegnante
bistrattato in questa maniera appare spesso demotivato – e a giusta
ragione! Dalle prime dichiarazioni fatte dagli esponenti del nuovo
governo, sembrerebbe che vi sia l’idea di sovvertire questi dati e di
dare, finalmente, dignità ad un lavoro così delicato come quello
d’insegnante. Mi auguro che non siano state parole pronunciate solo in
un momento di euforia e che realmente ci sia un cambiamento di
tendenza, poiché è in gioco il futuro della nostra Scuola e dunque
dell’intera società.

Written by precariostabile

maggio 23, 2006 at 10:43 am

Pubblicato su pensioni, precariostabile

Report sulle pensioni

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Fonte: http://www.report.rai.it/

Vi comunichiamo che domenica 21 Maggio alle 21.30 su RAI TRE andrà in onda la puntata di Report dal titolo, “LE MANI SULLE PENSIONI” di Michele Buono e Piero Riccardi.

Segue sinossi:
“Non potevano restare a lungo indifferenti, banche e assicurazioni: la nostra liquidazione, una montagna di tredici miliardi di euro all’anno contando solo i lavoratori dipendenti, dovrà finire in un fondo pensione. E se si aggiungono gli autonomi e i precari la somma diventa ancora più alta. Del resto, la legge Maroni è chiara: a partire dal 2008 dovremo integrare tutti la nostra pensione e farci una rendita integrativa per evitarci una vecchiaia difficile, con la cinghia troppo stretta.
Banche e assicurazioni intanto scaldano i muscoli: chi per primo arriverà su quelle somme potrà contare su un cliente perfetto: versamenti mensili sottratti alla fonte (cioè dallo stipendio) e una fedeltà garantita per almeno trent’anni.
Ma perché affidare un risparmio così delicato come quello della pensione a istituzioni che non sempre brillano quanto a difesa dei risparmiatori? Come fare scegliere un fondo pensione? Da una parte, lavoratori confusi tartassati di informazioni non sempre corrette. Dall’altra, banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio avviluppate in un inquietante conflitto d’interessi, attendono che, “spontaneamente”, quei dodici milioni di lavoratori approdino ai loro sportelli.

Written by precariostabile

maggio 20, 2006 at 7:52 pm