Precario Stabile

Il sito contro ogni forma di precariato involontario

Archive for the ‘precariostabile’ Category

Altre assunzioni previste nel settore scuola

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Interessante articoo di repubblica sugli intendimenti del governo per limitare il precariato nella scuola.

Ecco il link

http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2007/riforma-fioroni-1/riforma-fioroni-1.html

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Written by Guidaitalia.org

luglio 21, 2006 at 11:13 am

Notizia piena di “Letizia”

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Torna l’aggettivo “pubblica” per la magica parolina Istruzione.
Grazie ministro Fioroni per aver pensato che la cultura debba veramente essere di tutti.
Ora è importante risolvere la questione delle immissioni in ruolo, e non solo per i 23.000 ruoli già promessi. La situazione è ben più complessa e sicuramente Lei saprà analizzarla ed interpretarLa nel migliore dei modi di concerto con il ministro Padoa Schioppa.
Hasta la cultura… Signora Letizia

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Written by precariostabile

luglio 13, 2006 at 6:28 pm

Il vangelo secondo precario

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www.ilvangelosecondoprecario.org

Written by precariostabile

luglio 10, 2006 at 12:46 pm

Breve esperienza di un aspirante ricercatore precario.

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La mia esperienza di lavoratore universitario è simile a quella di molti altri che hanno iniziato a lavorare nell’Università, affascinati dall’idea di poter “fare ricerca” o, i più ambiziosi, di iniziare la carriera accademica.

Io credo che fondamentalmente chi decide di lavorare all’Università con lo scopo di diventare ricercatore o docente, in qualche modo mette già in conto di dover affrontare periodi di incertezza contrattuale, o di veri e propri “chiari di luna”, ma sono altrettanto convinto che anche la persona più pessimista si troverà sempre a fare i conti con periodi di incertezza sempre molto più lunghi di quanto preventivato.

Subito dopo il conseguimento della laurea in Chimica, vinsi una borsa di dottorato triennale.

Il dottorato di ricerca nei dipartimenti scientifici rappresenta spesso l’anticamera del lavoro precario. Infatti, seppur formalmente il dottorando non è vincolato a nessun obbligo di presenza né di prestazione di servizio al dipartimento presso il quale svolge la ricerca, nella quasi totalità dei casi esso si trova a dover osservare veri e propri turni di lavoro in laboratorio che richiedono una presenza quotidiana costante. In altre parole, a fronte di una borsa di studio di poco più di 800 euro, il dottorando si trova spesso a “lavorare” come un normale ricercatore.

Il dottorando quindi si trova quindi in una condizione di lavoratore-studente: lavoratore per le responsabilità e gli oneri a cui deve di fatto far fronte, e studente per i diritti che gli vengono riconosciuti (niente contributi, impossibilità di accedere ad un prestito, niente malattie etc etc).

Che possibilità ha il dottorando, dopo i 3 anni di borsa, di poter continuare la propria linea di ricerca nell’Università? Chiaramente nessuno lo sa, a meno di coperture accademiche forti.

A questo punto, ci troviamo nel cuore dell’Odissea del precario universitario.

A questo punto riuscire a pianificare la propria vita lavorativa sperando in un posto all’università è di fatto impossibile, a prescindere dal proprio curriculum e dai propri meriti. Questi infatti possono fare la differenza nei concorsi, ma il problema è sapere con sufficiente anticipo se e quando ci sarà un concorso.

Personalmente, ho dovuto aspettare circa 7 mesi dalla fine del corso di dottorato, prima di poter accedere ad un nuovo posto all’università. 7 mesi in cui ovviamente non si percepisce uno stipendio, e non si sa nemmeno prevedere quando se ne percepirà un altro.

Cos’è allora che alimenta la voglia di voler provare comunque la strada universitaria?

Da una parte il fatto che a 3 anni dalla laurea e a 30 anni di età, le industrie ti considerano già non più interessante, perché non più giovane e facile da formare, dall’altra la “passione” per la ricerca.

Io ho scelto di rimanere all’università, vincendo un concorso per Tecnico Laureato con un contratto a tempo determinato di 5 anni. Quindi sempre precario…

Precario inoltre, perché ci si trova di nuovo con un contratto di lavoro che formalmente non rispecchia l’attività che svolgiamo.

I Tecnici laureati, o Tecnici di laboratorio, svolgono di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, la stessa attività dei ricercatori: fanno ricerca, spesso supportano anche le attività didattiche, pubblicano né più ne meno come i ricercatori, ma formalmente non lo sono.

Formalmente siamo personale amministrativo.

Questo è un problema che non riguarda però solo chi ha un contratto a termine, ma anche chi ha la fortuna di ricoprire un incarico a tempo indeterminato. Il problema sta nel ricorso sistematico alla figura del Tecnico ogni volta che c’è il bisogno di persone che facciano ricerca, dato che i posti di Ricercatore sono assolutamente inferiori alle necessità.

Le contraddizioni di questa situazione sono innumerevoli: la prima ad esempio sta nell’impossibilità di poter rispettare gli orari fissi e gli impegni dettati dalle condizioni contrattuali, con le attività di ricerca che in un laboratorio non possono di fatto essere vincolate a degli orari.

C’è poi la guerra tra i poveri, o per rimanere in tema, la guerra tra i precari: rispetto agli assegnisti di ricerca, precari per 4 anni, noi tecnici abbiamo ad esempio minori opportunità di poter vincere un concorso di ricercatore, perché ricopriamo una posizione di minor prestigio accademico.

Il dramma di chi vuole far ricerca sta nel doversi accontentare di contratti a tempo determinato, borse, assegni, e altri espedienti fino a quando si avrà la fortuna di poter accedere ad un posto stabile. Gli aspiranti ricercatori soffrono a causa del sistema universitario, sia a causa delle nuove regole del marcato del lavoro. Incerti e precari quindi.

Concludendo, alla fine del mio contratto di 5 anni avrò 35 anni e una figlia di 4 anni, e nessuno può prevedere quando ci sarà il prossimo concorso a cui potrò partecipare, di sicuro so che non potrò stare altri 7 mesi senza stipendio.

Comincio a chiedermi se il gioco vale la candela.

Written by precariostabile

luglio 10, 2006 at 9:14 am

ITP: l’ennesima beffa!

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Nella precedente tornata delle immissioni in ruolo, gli insegnanti
tecnico pratici si sono visti penalizzati a causa della mancata
assegnazione alle loro classi di concorso di una parte dei posti
disponibili. Questo perché non era stato concluso l’iter delle
procedure di abilitazione degli ITP. I posti in ruolo disponibili sono
quindi stati girati ad altre classi di concorso. Le procedure per le
future immissioni in ruolo definite dal D.M. 50 del 30 Giugno 2006,
prevedono il recupero dei posti andati persi nello scorso anno
scolastico: “Si richiama l’attenzione sul caso di posti già assegnati
per l’a.s. 2005/2006 a graduatorie risultate esaurite o prive di
aspiranti inseriti a pieno titolo, ma con aspiranti inseriti con
riserva, in attesa del conseguimento del titolo di specializzazione
sul sostegno o dell’abilitazione all’insegnamento. Qualora i posti in
questione siano stati ridistribuiti, per tale motivo, dai Direttori
Regionali ad altre graduatorie, si sottolinea la necessità del
recupero di detti posti a favore delle graduatorie penalizzate, purché
vi sia la disponibilità”. Ora, nella ripartizione dei posti da
immettere in ruolo, i Dirigenti Regionali e i CSA provinciali non
hanno tenuto conto di tale direttiva. Questo cosa significa?

Non sono state rispettate le disposizioni stabilite di concerto tra le
OO.SS e i rappresentanti del Ministero;

Gli ITP sono stati penalizzati per l’ennesima volta.

Questo fa riflettere ancora una volta sul comportamento dei sindacati
i quali anziché tutelare i diritti degli ITP latitano a livello degli
organi decentrati.

Liborio Butera

Written by precariostabile

luglio 7, 2006 at 10:01 am

Padoa Schioppa, ecco un modo sano per ridurre il deficit

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Fonte: http://81100.eu.org/wiki/LetteraAperta?v=3ph

Salerno, 16 giugno 2006

OGGETTO: Politiche di Austerità

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell’Economia e a tutti i Dirigenti del Pubblica Amministrazione.
In questi giorni la scoperta della preoccupante situazione dei conti pubblici ci fa presagire la necessità di dover affrontare sacrifici per il bene del Paese.

Ridurre il deficit del settore pubblico è senza dubbio un obiettivo importante che tutti ci auguriamo sia perseguito con equità. Quelli di noi che sono alla ricerca di un lavoro sono preoccupati dell’eventualità di provvedimenti come blocchi delle assunzioni.

Noi cittadini, fiduciosi nei nostri amministratori, speriamo che ci guideranno competentemente nel recupero dell’avanzo primario. Come ci avete spiegato è fondamentale per dare fiducia ai mercati innescando il meccanismo virtuoso che aiuta a ridurre il deficit tenendo basso il costo del denaro.

Caro Presidente del Consiglio, caro Ministro dell’Economia, cari Dirigenti della Pubblica Amministrazione, come in una famiglia quando ci sono sacrifici da fare è necessario che con equità tutti accettino di fare la loro parte per il bene di tutti.
Vorrei solo osservare che in una famiglia, quando si decide di fare dei sacrifici, si comincia sempre tagliando prima le spese superflue.

Ogni anno la Pubblica Amministrazione del nostro paese spende molto denaro per acquistare software proprietari di cui se ne potrebbero trovare di analoghi, distribuiti liberamente. A titolo puramente di esempio, ricordo che nell’anno 2004 sono stati spesi in software applicativo 483,801 Milioni di Euro che si vanno a sommare ad una parte di quei 438,728 Milioni di Euro destinati ad hardware e software di base. Questi dati includono solo una minima parte delle risorse destinate a questo scopo perché riguardano solo le spese delle amministrazionie centrali.

Scuole, universita’ ed enti di ricerca destinano altre risorse allo stesso scopo. (Fonte: http://homes.stat.unipd.it/mmzz/Papers/cnipa2004.pdf)
Pensi per esempio che solo il Comune di Milano, in licenze Microsoft, destina circa trecentomila euro ogni anno. (Fonte: http://attivissimo.blogspot.com/2006/03/milano-kamasutra-update.html)

Adesso Le vorrei dire che come cittadino apprezzerei molto se, prima di bloccare le assunzioni o gli stipendi, si decidesse di adottare il criterio del risparmio limitando i costi dei programmi proprietari.

Del resto mentre la spesa per stipendi è un costo che però va a finanziare la domanda aggregata dei beni e servizi del nostro paese i costi delle licenze vanno, per la maggior parte, solo a finanziare i profitti di imprese che non saranno spesi nel nostro paese.
Dai rapporti del CNIPA risulta che l’Italia si colloca al 4° posto al mondo tra gli sviluppatori di programmi liberi. La nostra Pubblica Amministrazione non è sicuramente fra le prime 4 al mondo per risparmio derivato dal Software Libero.

Da una veloce ricerca vedo che paesi come il Venezuela, il Brasile, la Cina, l’Iran e il Bhutan hanno deciso di abbattere i costi delle licenze utlizzando solo Software Libero.

Caro Presidente, confido nella possibilità che l’alternativa dell’utilizzo del Software Libero venga da Lei presa in seria considerazione.

Cordiali Saluti.

Vai alla pagina per firmare

Suggerimenti per la petizione

Written by precariostabile

giugno 26, 2006 at 9:47 pm

Pubblicato su economia, precariostabile

Precari: quante promesse non mantenute!

with one comment

Contributo di Liborio Butera

Credevamo che i famosi “tira e molla”, fra il ministro
dell’Istruzione e quello dell’economia fosse acqua passata, invece si
scopre che sono solo cambiati i musicisti ma la musica è rimasta la
stessa. Almeno per quanto riguarda i precari. Il ministro Fioroni,
dopo aver operato un’azione di discontinuità nei confronti della
riforma Moratti, vorrebbe estendere tale azione anche al precariato
proponendo un’immissione in ruolo di 40 mila unità anziché 20 mila
come previsto dal precedente governo. A questa proposta si è opposto
il capo del dicastero all’Economia, Padoa Schioppa, che non solo è
contrario, ma vorrebbe utilizzare la prossima manovra correttiva per
bloccare l’eventuale stabilizzazione di nuovo personale. Dunque le
promesse fatte in campagna elettorale trovano subito un ostacolo
insormontabile nelle decisioni del ministro dell’economia, secondo un
copione interpretato. Le aspettative dei precari e la fiducia da loro
riposta nel nuovo governo assecondate dalla campagna rischiano di
rimanere ancora una volta del tutto disattese. Se a ciò aggiungiamo la
prospettiva di nuove assunzioni con una nuova tipologia di contratto
che prevede il congelamento degli scatti di anzianità per dieci anni,
il quadro che si va delineando diventa sempre più nero. Ricordiamo
peraltro che tale proposta venne fatta dal responsabile scuola di
Alleanza Nazionale Sen. Valditara nella passata legislatura,
suscitando lo sdegno di tutto il centro-sinistra. Strano come le
stesse persone possano cambiare idea a seconda della posizione
occupata in Parlamento.

Written by precariostabile

giugno 25, 2006 at 3:53 pm