Precario Stabile

Il sito contro ogni forma di precariato involontario

Archive for the ‘testimonianze’ Category

Testimonianza di un precario di 48 anni

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Nel pdf l’articolo con la testimonianza…

Precario a 48 anni

Written by Marco "DigiReale" Costanzo

novembre 3, 2006 at 3:10 pm

Pubblicato su testimonianze

Testimonianza di un precario

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Ebbene si, oggi ottobre 2006 sono ancora un precario e  dal 2001, esattamente dal quel giorno di novembre in cui mi sono laureato in Scienze Biologiche con 110 e lode (laurea quinquennale, vecchio ordinamento) . Ho 30 anni, conosco due lingue, francese e inglese.
Non parliamo dell’ università italiana: mi limito a dire che è una università gerontofila .
In questi anni non ho aspettato che il lavoro mi venisse incontro: non ho fatto il calciatore, né il muratore, né il portaborse,   ho fatto l’impiegato co.coc.co in un ente del parastato, ho fatto l’autista-operaio in un ente pubblico come co.co.co., ho fatto il servizio civile,  ho fatto tre anni esatti di contratto a tempo determinato in un ente pubblico regionale  in quanto primo in graduatoria di un concorso pubblico. Ho delle pubblicazioni in campo ecologico. Scaduto il contratto a tempo determinato e non più rinnovabile mi sono iscritto nelle liste dei disoccupati. Ho fatto lavori vari come prestazioni occasionali per enti pubblici e adesso per avere qualche lavoretto da una pubblica amministrazione sono obbligato ad aprire la partita iva. Ma che cosa vuole da me questa Italia?!. E’ da cinque anni che sto facendo un “percorso di guerra”di cui non vedo ancora la fine. Devo essere flessibile a tutti gli sfruttamenti, a tutti i ricatti di orario, flessibile in Italia vuol dire adattabile, essere utilizzato da impiegato semplice a laureato.  Questa è la flessibilità iniziata da Treu, accentuata dal governo di Berlusconi e incancrenitasi con le finanziarie berlusconiane e la legge 30. La mia ragazza è laureata anche lei in Scienze Biologiche con 110 e lode e stampa nel 2001, master in bioinformatica,  postdoc, pubblicazioni varie e attualmente con borsa di ricerca presso l’università, 10 anni di formazione sul DNA: risultato precaria anche lei. Non riusciamo a programmare il nostro futuro. Moltissimi di noi non sono rappresentati a livello sindacale fatta eccezione per quei precari delle grosse amministrazioni. Non siamo calciatori, non siamo idraulici o fabbri, non siamo tassisti e non siamo extracomunitari e non siamo figli di parlamentari o di giornalisti.  Qui in Italia noi precari siamo  come i dannati della terra senza futuro e dobbiamo in alcuni casi persino nascondere la laurea perché la stessa infastidisce e ostacola mentre si regalano e si facilitano esami universitari  ai dipendenti di certe amministrazioni convenzionate con certe università. Siamo veramente tanti: pare che nella pubblica amministrazione (ricerca, università, scuola, enti territoriali ecc.) siano 350.000 i precari. Leggo sui vari siti che vi sono precari nei comuni da oltre 10 anni. Adesso basta! O cambia qualcosa o emigro in Inghilterra alla ricerca di lavoro lasciando spazio a  quei poveri extracomunitari cinesi, indiani e marocchini. Questo nuovo governo deve porre all’ordine del giorno il lavoro precario e dare un segnale di cambiamento anche graduale viceversa la protesta potrà assumere forme più incisive o in caso di ricorso il centrosinistra avrà un notevole assenteismo non solo da parte dei giovani precari delusi ma anche dei loro genitori e se ci pensate sono tanti, ma tanti voti.
Gradirei che qualche eletto nell’Ulivo leggesse questa mia, che qualche parlamentare dell’Ulivo, mi commentasse l’art 57 della Finanziaria 2007 in relazione al personale con contratto a termine delle Regioni.

firmato: uno dei tanti  precari

Written by Marco "DigiReale" Costanzo

ottobre 12, 2006 at 12:54 pm

Pubblicato su testimonianze

Bersani supplente nel video di “Sicuro precariato”

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Grande Bersani!

] marcomkc [

Musicalnews.com: Bersani supplente nel video di “Sicuro precariato”
Nel video del terzo singolo tratto da “LAldiqua” Samuele Bersani è un insegnante precario,equilibrista tra gli studenti apatici e i disagi di una vita privata instabile

Written by Marco "DigiReale" Costanzo

settembre 30, 2006 at 12:20 pm

Storie di ordinaria precarietà nei call center

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Il contratto che non c’è…

Siamo un gruppo di precarie e precari che hanno lavorato, negli ultimi due mesi, in un piccolo call-center romano. Un lavoro part-time all’interno di un appartamento nella centralissima Piazza Bologna leggermente adattato a postazione lavorativa. Innocuo, invisibile… come tanti.
L’ambiente sembra familiare, facciamo il colloquio e firmiamo un apparente contratto di tipo occasionale. I primi dieci giorni sono di prova e veniamo pagati (5 euro) ogni volta che un consulente/venditore riesce a chiudere un contratto Txxx attraverso un appuntamento preso da noi. La nostra retribuzione quindi non dipende solo dal nostro lavoro e in pratica regaliamo dieci giorni della nostra vita a questa società, con la speranza di essere confermati e iniziare una collaborazione a progetto con un fisso orario.(5.58 euro netti)
Iniziamo a lavorare “a regime” ma di contratto non se ne parla neppure. Le risposte ai nostri dubbi hanno solo il merito di aumentarli e progressivamente comincia il mobbing: ogni giorno “siamo bassi” rispetto agli standard (come dicono loro), quasi ogni settimana ci prospettano nuove offerte commerciali da proporre al telefono e nuovi compiti lavorativi (la maggior parte delle volte eliminati dopo pochi giorni di prova), cominciano gli attacchi personali e le provocazioni contro chiunque degli operatori chieda informazioni in merito alla retribuzione o alla natura stessa del lavoro, uno di noi decide di licenziarsi.
Lavoriamo senza cuffie, in una stanza piccola e senza uscite di sicurezza o estintori, e per di più i data-base cartacei di cui disponiamo sono talmente scarsi che siamo obbligati a richiamare gli stessi utenti fino a 12 volte di seguito….
Tra una telefonata e l’altra ci rendiamo conto che tra l’altro quel foglio/contratto che abbiamo firmato vale quanto un rotolo qualsiasi di carta da culo qualsiasi. Non c’è la data di inizio del lavoro, non rientra in nessuna tipologia contrattuale, praticamente è in nero.
Tra una telefonata e l’altra cominciamo ad organizzarci per acquisire informazioni e decidere collettivamente cosa fare. Siamo 8 in tutto, 6 donne e 3 uomini. Veniamo da percorsi di vita differenti, da parti di Italia lontane e diverse, da esperienze lavorative variegate e complesse, ma è incredibile come le nostre storie siano accomunate da una sola parola: PRECARIETA’.
Ci siamo rivolti a uno dei diversi sportelli di informazione e di lotta sul lavoro aperti nella città di Roma per condividere ed aumentare le nostre informazioni e quindi le nostre possibilità di rivalsa rispetto a una situazione lavorativa a dir poco insopportabile, e in sei abbiamo deciso di iniziare un percorso vertenziale contro i nostri datori di lavoro.
E così quando, dopo due mesi di lavoro senza aver visto ancora un euro, forniamo una richiesta scritta per avere un contratto regolare, casualmente nel giro di pochi giorni veniamo praticamente licenziati con la scusa della fine del loro rapporto con Txxxxx.

Siamo stanchi di fare lavori di merda e non tutelati e siamo stanchi di dover sopravvivere, per questo decideremo insieme come reagire di fronte a questo licenziamento collettivo e ingiusto.
Vogliamo rendere pubblica la situazione di assoluta precarietà e illegalità della nostra esperienza lavorativa, perché crediamo che uno dei modi possibili per autotutelarci come precari@ sia raccontare e informare su tutte le realtà lavorative che in modi diversi sfruttano il nostro lavoro e la nostra vita.

La società di cui parliamo è la xxxxxxxxxxx, che gestisce anche un altro call-center in zona Tiburtina e che in questo periodo ricerca nuove operatrici telefoniche per Fastweb. Gli annunci sono presenti anche su PortaPortese, invitiamo tutti e tutte ad evitare qualsiasi contatto con questi giovani e rampanti sfruttatori.

Diffidare è meglio che telefonare!!!

Siamo sicuri che queste situazioni irregolari e invisibili non siano una rarità in questa città, ma siano migliaia…. Parliamone!!!

Comitato precarie e precari call-center

Per info e contatti: zoe@inventati.org; mattapiu@hotmail.com

Written by Marco "DigiReale" Costanzo

agosto 25, 2006 at 7:30 am

Il vangelo secondo precario

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www.ilvangelosecondoprecario.org

Written by precariostabile

luglio 10, 2006 at 12:46 pm

Breve esperienza di un aspirante ricercatore precario.

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La mia esperienza di lavoratore universitario è simile a quella di molti altri che hanno iniziato a lavorare nell’Università, affascinati dall’idea di poter “fare ricerca” o, i più ambiziosi, di iniziare la carriera accademica.

Io credo che fondamentalmente chi decide di lavorare all’Università con lo scopo di diventare ricercatore o docente, in qualche modo mette già in conto di dover affrontare periodi di incertezza contrattuale, o di veri e propri “chiari di luna”, ma sono altrettanto convinto che anche la persona più pessimista si troverà sempre a fare i conti con periodi di incertezza sempre molto più lunghi di quanto preventivato.

Subito dopo il conseguimento della laurea in Chimica, vinsi una borsa di dottorato triennale.

Il dottorato di ricerca nei dipartimenti scientifici rappresenta spesso l’anticamera del lavoro precario. Infatti, seppur formalmente il dottorando non è vincolato a nessun obbligo di presenza né di prestazione di servizio al dipartimento presso il quale svolge la ricerca, nella quasi totalità dei casi esso si trova a dover osservare veri e propri turni di lavoro in laboratorio che richiedono una presenza quotidiana costante. In altre parole, a fronte di una borsa di studio di poco più di 800 euro, il dottorando si trova spesso a “lavorare” come un normale ricercatore.

Il dottorando quindi si trova quindi in una condizione di lavoratore-studente: lavoratore per le responsabilità e gli oneri a cui deve di fatto far fronte, e studente per i diritti che gli vengono riconosciuti (niente contributi, impossibilità di accedere ad un prestito, niente malattie etc etc).

Che possibilità ha il dottorando, dopo i 3 anni di borsa, di poter continuare la propria linea di ricerca nell’Università? Chiaramente nessuno lo sa, a meno di coperture accademiche forti.

A questo punto, ci troviamo nel cuore dell’Odissea del precario universitario.

A questo punto riuscire a pianificare la propria vita lavorativa sperando in un posto all’università è di fatto impossibile, a prescindere dal proprio curriculum e dai propri meriti. Questi infatti possono fare la differenza nei concorsi, ma il problema è sapere con sufficiente anticipo se e quando ci sarà un concorso.

Personalmente, ho dovuto aspettare circa 7 mesi dalla fine del corso di dottorato, prima di poter accedere ad un nuovo posto all’università. 7 mesi in cui ovviamente non si percepisce uno stipendio, e non si sa nemmeno prevedere quando se ne percepirà un altro.

Cos’è allora che alimenta la voglia di voler provare comunque la strada universitaria?

Da una parte il fatto che a 3 anni dalla laurea e a 30 anni di età, le industrie ti considerano già non più interessante, perché non più giovane e facile da formare, dall’altra la “passione” per la ricerca.

Io ho scelto di rimanere all’università, vincendo un concorso per Tecnico Laureato con un contratto a tempo determinato di 5 anni. Quindi sempre precario…

Precario inoltre, perché ci si trova di nuovo con un contratto di lavoro che formalmente non rispecchia l’attività che svolgiamo.

I Tecnici laureati, o Tecnici di laboratorio, svolgono di fatto, nella stragrande maggioranza dei casi, la stessa attività dei ricercatori: fanno ricerca, spesso supportano anche le attività didattiche, pubblicano né più ne meno come i ricercatori, ma formalmente non lo sono.

Formalmente siamo personale amministrativo.

Questo è un problema che non riguarda però solo chi ha un contratto a termine, ma anche chi ha la fortuna di ricoprire un incarico a tempo indeterminato. Il problema sta nel ricorso sistematico alla figura del Tecnico ogni volta che c’è il bisogno di persone che facciano ricerca, dato che i posti di Ricercatore sono assolutamente inferiori alle necessità.

Le contraddizioni di questa situazione sono innumerevoli: la prima ad esempio sta nell’impossibilità di poter rispettare gli orari fissi e gli impegni dettati dalle condizioni contrattuali, con le attività di ricerca che in un laboratorio non possono di fatto essere vincolate a degli orari.

C’è poi la guerra tra i poveri, o per rimanere in tema, la guerra tra i precari: rispetto agli assegnisti di ricerca, precari per 4 anni, noi tecnici abbiamo ad esempio minori opportunità di poter vincere un concorso di ricercatore, perché ricopriamo una posizione di minor prestigio accademico.

Il dramma di chi vuole far ricerca sta nel doversi accontentare di contratti a tempo determinato, borse, assegni, e altri espedienti fino a quando si avrà la fortuna di poter accedere ad un posto stabile. Gli aspiranti ricercatori soffrono a causa del sistema universitario, sia a causa delle nuove regole del marcato del lavoro. Incerti e precari quindi.

Concludendo, alla fine del mio contratto di 5 anni avrò 35 anni e una figlia di 4 anni, e nessuno può prevedere quando ci sarà il prossimo concorso a cui potrò partecipare, di sicuro so che non potrò stare altri 7 mesi senza stipendio.

Comincio a chiedermi se il gioco vale la candela.

Written by precariostabile

luglio 10, 2006 at 9:14 am